Progetto

  • I Memoriali del comune di Bologna

Nel 1265, il comune di Bologna istituì l’Ufficio dei Memoriali, destinato a registrare in forma sintetica (e dal 1335 per la maggior parte per esteso) tutti i contratti notarili che superavano il valore di 20 lire di bolognini, più tutti i testamenti, le paci e le emancipazioni stipulati in città (e in un secondo momento anche nel contado): lo scopo esplicito era impedire manipolazioni e falsificazioni e garantire, così, la certezza dei diritti privati e la pacificazione sociale. Gli atti dovevano essere registrati da notai stipendiati dal comune in appositi registri – detti libri memorialium – entro i due giorni successivi alla stipula del contratto, pena la sua invalidazione. Dai primi anni in cui i notai ai Memoriali furono 4 per semestre, si giunse all’attività contemporanea di anche oltre 20 notai. I registri dovevano, a fine semestre, essere depositati dai notai presso la Camera actorum, l’archivio del comune medievale di Bologna: ciò ne ha garantito la conservazione nel corso dei secoli. 

Questa serie documentaria  è oggi conservata in 322 volumi di grandi dimensioni, conservati presso l'Archivio di Stato di Bologna, in cui sono rilegati gli oltre 2400 registri superstiti tra quelli redatti dal 1265 al 1452. Si tratta di una serie molto nota ‒ anche perché, nelle sue carte, si trovano attestazioni poetiche in volgare, tra cui precoci testimonianze della circolazione di testi danteschi ‒ e una delle più ricche e continuative serie documentarie per la storia della civiltà comunale.

  • Il database MemoBo

Il progetto MemoBo - frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Storia Culture Civiltà  (UniBo), il Dipartimento di Filologia classica e italianistica  (UniBo), l’Archivio di Stato di Bologna  e Regesta.exe - è nato nel 2020 con la finalità di rendere maggiormente fruibile la serie dei libri memorialium, attraverso l'analisi in serie dei singoli atti registrati, l'estrapolazione dei dati più significativi e il loro inserimento in un database interrogabile secondo diverse chiavi di ricerca, offrendo uno strumento di ricerca analitica, attraverso cui poter accedere agli atti, resi disponibili anche in riproduzione digitale. 

La piattaforma scelta per la modellazione del database è xDams , per rendere ricercabili in serie gli elementi fondamentali di ogni atto: persone, luoghi, oggetti dell’azione giuridica e atti vengono quindi descritti attraverso specifici tracciati descrittivi configurati per immagazzinare le informazioni in formato XML e renderle così disponibili in un formato adatto all’interoperabilità.

La costruzione del database ha implicato una lunga e complessa indagine a campione su diversi registri dei tre secoli coperti dalla serie documentaria (poiché nel tempo si modificarono significativamente le modalità di registrazione), per realizzare, progressivamente, un’architettura relazionale dei dati abbastanza esaustiva da permettere di integrare dati di diversa natura e, al contempo, abbastanza flessibile da poter essere utilizzata per registri cronologicamente distanti. 

Lo scopo principale del progetto è stato costruire un adeguato strumento di ricerca articolato e utile come punto di partenza per selezionare gli atti per indagini di diverso tenore e per differenti domande di ricerca. La modalità di interrogazione del database permette di mettere in serie diversi atti secondo differenti chiavi di selezione.

All’attività di costruzione della struttura del database e, in parallelo, alla schedatura degli atti di due registri-campione del XIII secolo, si è accompagnata la sperimentazione delle possibilità offerte da diversi strumenti tecnologici. In particolare, si è approfondita e testata, attraverso piattaforma Transkribus , la potenzialità: 

  • degli strumenti di handwritten text recognition (HTR) a partire da diversi supporti (fotografie in alta definizione, fotografie in bassa definizione, riproduzione digitale da microfilm) 

  • dei processi di taggatura semiautomatica per un’importazione dei dati grezzi nel database. 

Ogni operazione è stata sottoposta a verifica e correzione, raggiungendo un accettabile grado di affidabilità. Questi strumenti sono stati allenati e implementati sui registri quattrocenteschi, i cui dati sono in corso di correzione e pubblicazione (per approfondire: E. Loss, F. Guernaccini, and M. Carassai, From Manuscript to Metadata: experiments on Handwritten Text Recognition, Tagging and Importation for the Memoriali series (1265-1452), JLIS.it, 16,2 (May 2025), 59-85. DOI: https://doi.org/10.36253/jlis.it-641 ).

Un ulteriore elemento di investigazione e arricchimento delle informazioni è garantito dall’adozione delle tecnologie Linked (Open) Data. La capacità di gestire grandi quantità di dati, così come le modalità con le quali essi vengono prodotti, organizzati e descritti, rappresentano la sfida principale sulla quale sperimentare l’utilizzo di queste tecnologie: attraverso inferenze e “ragionamenti” sulle particelle di informazione, i LOD sono in grado di restituire nuove e inaspettate connessioni, passando da una descrizione archivistica orientata alla gestione dei record a sistemi informativi incentrati sui dati.

I LOD rappresentano una grande opportunità di arricchimento della descrizione archivistica, uno strumento efficace per accrescere la visibilità dei contenuti pubblicati, perché la granularità delle informazioni consente di esplorare il patrimonio complessivo da più punti di accesso, incrementando l’accessibilità (per approfondire: F. Delneri, G. Bruno, T. Duranti, F. Guernaccini, Il progetto MemoBo: sinergie e nuove sfide a partire dai Memoriali bolognesi, DigItalia, 18,1 (2023), 150-163. DOI: https://doi.org/10.36181/digitalia-00066 ).

 

Il progetto ha raggiunto il suo obiettivo principale nella realizzazione del modello di database e nella schedatura dei primi registri; va, però, inteso come un work in progress, destinato a progressiva implementazione, auspicabilmente finalizzata, in futuro, a coprire l’intera serie documentaria. 




  • Credits

 

Alla schedatura degli atti hanno lavorato: Gilda Bellantoni, Antonella Campanini, Giulia Cò, Pietro Delcorno, Silvia Della Manna, Tommaso Duranti, Edward Loss, Daniele Ognibene, Filippo Ribani, Amedeo Zoller.

 

Tutte le immagini rese disponibili nella Digital Library sono di proprietà dell’Archivio di Stato di Bologna


Per maggiori informazioni e indicazioni bibliografiche, visita il sito del progetto.